NOI SIAMO LA MEMORIA CHE ABBIAMO E LA RESPONSABILITA' CHE CI ASSUMIAMO

FRAGHETO 11 APRILE 2026
COMMEMORAZIONE VITTIME DELL'ECCIDIO DI FRAGHETO DEL 7 APRILE 1944












82 anni fa l'eccidio di Ponte Otto Martiri: Sant'Agata ricorda le vittime della strage nazi-fascista
L'Anpi: "Bene presenza dei ragazzi delle scuole, devono sapere da dove derivino la nostra libertà e i nostri valori di democrazia"
Come da tradizionale annuale, il Comune di Sant'Agata Feltria ha celebrato la memoria degli otto martiri, otto giovani ricoverati nella brigata Garibaldi, che l'8 aprile del 1944 furono catturati dai soldati tedeschi presso Capanne, torturati e uccisi vicino al greto del fiume Senatello, affluente del Marecchia, nei pressi del ponte che fu ribattezzato appositamente "Ponte Otto Martiri".
Oggi (8 aprile) il sindaco di Sant'Agata Feltria Goffredo Polidori, con altri rappresentanti istituzionali, ha preso parte alla cerimonia di deposizione della corona di fiori davanti al monumento che ricorda la strage compiuta dal regime nazi-fascista.
"Una giornata importante per commemorare giovani vittime, prelevate da un'infermeria: erano malati, feriti. La spietatezza del regime nazi-fascista non lasciò loro scampo. Siamo qui oggi, contenti della partecipazione dei ragazzi delle scuole: sono loro il nostro futuro e devono sapere da dove derivino la nostra libertà e i nostri valori di democrazia", commenta Elisa Giungi, presidente della sezione Alta Valmarecchia dell'associazione partigiani di Italia.









82 anni fa: Fragheto, memoria di una strage
Daniele Susini
Esattamente 82 anni fa, tra il 6 e l’8 aprile 1944, le truppe tedesche e i reparti fascisti della Repubblica Sociale Italiana avviarono un vasto rastrellamento antipartigiano nell’area di confine tra le province di Arezzo, Pesaro e l’allora provincia di Forlì. L’operazione fu determinata dal rafforzamento dell’VIII Brigata Garibaldi “Romagna” e dalla crescente efficacia delle sue azioni.
Le violenze ebbero inizio la sera del 6 aprile nella frazione di Capanne, nel comune di Verghereto, dove due partigiani furono uccisi e altri otto catturati, destinati a essere utilizzati come portatori di munizioni.
Il giorno successivo si raggiunse l’apice della repressione. Dopo uno scontro a fuoco in località Calanco, in cui morirono due partigiani e due soldati tedeschi, cinque partigiani catturati furono fucilati al termine del combattimento.
A seguito di questi eventi, due pattuglie tedesche si diressero verso Fragheto, già erroneamente ritenuta una base partigiana, e la sottoposero a una brutale rappresaglia: il paese fu devastato e 31 persone furono uccise, tra cui 30 civili — in gran parte donne, anziani e bambini — e un partigiano.
Questa tragica sequenza di violenze si concluse la mattina seguente, quando i militi del Battaglione “M” Venezia Giulia ottennero l’autorizzazione a fucilare gli otto prigionieri catturati a Capanne.

Responsabili diretti di questi crimini furono reparti dello Sturm-Bataillon/OB Südwest e il Battaglione “M” Venezia Giulia, stanziato nell’area di Cesena. Nessuno dei responsabili fu mai chiamato a rispondere delle proprie azioni.
Ricordare Fragheto significa interrogarsi sul rapporto tra guerra ai partigiani e violenza sui civili, tra repressione e responsabilità. Significa, soprattutto, restituire dignità alle vittime e custodire una memoria che riguarda tutti noi.
Per approfondire:
- Vittime e colpevoli. Le stragi del 1944 a Fragheto e in Valmarecchia (2022), a cura di Antonio Mazzoni
- Vittime e carnefici. Le stragi nazifasciste lungo la Linea Gotica orientale (2024), di Daniele Susini
- La strage di Fragheto (7 aprile 1944) (2007), di Marco Renzi
- 1944, stragi naziste e fasciste sull’Appennino tosco-romagnolo (2004), Ist. Storico della Resistenza Forlì-Cesena
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